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mercoledì 18 gennaio 2017

CREAZIONE

Il DIO PRIMO che è il DIO PADRE ONNIPOTENTE di cui parla Gesù, è il triangolo al centro in cui vi è scritto "DIO". Questo è il DIO ASSOLUTO, l'ALFA e L'OMEGA di tutto.
Il Dio Padre creò la prima gerarchia di "DEI" che il Vangelo della Verità chiama "EONI"; sono indicati con un triangolo ed il numero "1", cioè la prima gerarchia direttamente creata dal DIO PADRE.
In seguito la prima gerarchia di DEI (EONI) crearono una seconda gerarchia a loro immagine e somiglianza (triangolo giallo con numero "2").
La seconda gerarchia non sono più EONI, e non hanno il contatto diretto con il DIO PADRE, dunque se la prima gerarchia non dice alla seconda che esiste il DIO PADRE, la seconda gerarchia non lo può sapere.
La seconda gerarchia genera una "creazione" (ovale rosso) ed in essa vi crea una terza gerarchia che a sua volta crea gli universi paralleli (i quadrati con angoli smussati in blu).
All'interno di ogni universo vi sono delle dimensioni spazio temporali (rombi bianchi).
Io non so quante gerarchie vi siano tra gli EONI ed il nostro creatore (che non è il Dio Jahvè della Bibbia e non è nemmeno il Dio Padre, e di questo ne sono sicuro - non so chi è il nostro creatore, ho solo qualche idea).
Dunque tra gli EONI ed il nostro creatore vi sono "X" gerarchie di DEI (triangolo in basso a destra). Uno di questi DEI creò una "CREAZIONE" in cui vi concepì il nostro DIO CREATORE (triangolo con la "Z", e questo nostro creatore, lo ripeto, non so chi è).
Il DIO "Z" nostro creatore ha creato molti universi, ed in uno di questi vi ha posto due dimensioni (o più) che ho rappresentato con due rombi bianchi soprapposti perché queste dimensioni interferiscono fra esse. Noi non possiamo percepire l'altra dimensione pur vivendo in essa, ma le creature che vivono nell'altra dimensione riescono a percepire anche la nostra dimensione. Queste creature capaci di vivere a cavallo fra queste due dimensioni, sono i demoni di cui parlano tutte le religioni del pianeta, e forse anche angeli.
Ogni volta che una gerarchia di DEI genera una altra gerarchia inferiore, ovviamente la gerarchia inferiore è più difettosa della creatrice, e più sono le gerarchie, maggiore è il difetto delle ultime gerarchie. Nessuna gerarchia crea dei "cloni" identici, perché il "rischio" di creare qualcuno con i poteri simili ai tuoi... è pericoloso...
Ecco perché c'è il male estremo, proprio perché nelle gerarchie la purezza divina viene scemando a motivo del difetto.
Tutto questo insieme di creazioni è "simulato" nel pensiero del DIO PADRE, è cioè una Matrix trascendentale. Anche gli EONI hanno creato Matrix trascendentali, ma una certa gerarchia "Y" ha creato una Matrix tecnologica, che è la Matrix in cui noi viviamo.
Il Dio Padre tutto governa e vede, ma non interviene, solo assiste. Nessuno ha il diretto contatto con il Dio Padre, nemmeno gli EONI, seppur essi sanno essere da Egli stati creati. Gli Eoni sanno chi li ha creati, vivono direttamente nella Matrix trascendentale del Padre, ma non lo hanno mai visto e non lo conoscono. Solo Gesù è l'Unigenito che conosce il Padre e lo ha visto (lo ha detto Gesù).

Lo schema che ho disegnato è molto sintetico, perché in realtà le cose sono molto più complesse, ma l'idea di base è quella che vi ho disegnato.

venerdì 30 dicembre 2016

Parole che fanno riflettere



1) - Cerca la saggezza, non la conoscenza. La conoscenza è il passato, la saggezza è il futuro.
(Indiani d'America - Tribù dei Lumbee)


2) - E' lo spirito dell'uomo che vede, ascolta e comprende. Tutto il resto è ostacolo ad esso.
(Giovanni Bellin)


3) - Ogni verità affermata, deve essere confermata da un'altra verità appurata.
(Giovanni Bellin)


4) - Solo la totale conoscenza del ben e del male, rende l'uomo libero dalle false conoscenze.

(Giovanni Bellin)

5) - Se di una verità non se ne conosce l'esistenza, nessuno la cerca.

(Giovanni Bellin)


6) - Se sei nella luce, puoi immaginare il buio, ma se sei nel buio non riesci ad immaginare la luce. Chi infatti nasce nella cecità, conosce la negazione alla luce ma non può immaginare cosa sia luce; chi nasce con la vista, conosce la luce e può anche immaginare cosa sia la negazione alla luce.

(Giovanni Bellin)

7) - Non giudicare il tuo prossimo fino a quando non cammini per due lune con suoi mocassini. Non giudicare nulla di quanto non conosci.
(Indiani d'America - Tribù dei Sioux)


8) - Non lasciate che quanto appartiene al passato, abusi di quanto appartiene al presente.
(Indiani d'America - Tribù dei Cherokee)


9) - Ciò che appartiene al passato è del passato, ciò che appartiene al presente è del futuro.
(Giovanni Bellin)



10) - Se guardate al presente con gli occhi del passato, vedrete il futuro con gli occhi del presente.
(Giovanni Bellin)



domenica 18 dicembre 2016

Il Palazzo degli Specchi - La Luce

Ovunque, nel medesimo istante, apparve d'improvviso una luce immensamente splendente, che tutto lo spazio d'intorno ricopriva come a velare con la sua potenza ogni cosa visibile, sia vicina, sia lontana; e tutto lo spazio visibile e percepibile divenne d'un bianco mai visto.
Luce! Luce bianchissima ovunque, e la percezione d'un tempo che non era più il tempo conosciuto nell'umana esistenza.
V'era gran silenzio; ed il silenzio perfetto può mettere anche paura, ma questo silenzio non era un silenzio d'udito, quanto invece un silenzio interiore che andava come a conciliarsi con il silenzio dell'ambiente sconosciuto in cui mi trovai.
Tutto il mio essere pervenne alla pace ed alla quiete, e tutto di quanto vissuto non era più cosa degna del minimo interesse, della più banale delle attenzioni, perché quanto realmente era d'importanza vitale, era il nuovo e meraviglioso stato in cui mi trovai in essere.
Non ero più corpo carnale, ero invece una essenza di luce, come fossi una sfera che racchiudeva in se' una forza sconosciuta già completa per essere sprigionata, ma non ancora libera d'esplodere a motivo di cose universali ancora a venire.
Ecco! E' questo il luogo in cui risiedono i morti dalla carne, un luogo in cui non v'è ne' tempo, ne' spazio per come l'uomo li conosce, un luogo in cui nulla più è importante, ne' quanto si attende a venire, e nemmeno quanto avvenuto nella vita ormai passata, perché quanto è in tal luogo importante, è la pace finalmente trovata, quella quiete sempre attesa dopo la tempesta della vita carnale.
E' come se si avesse la percezione di trovarsi in un luogo conosciuto, seppur mai visto e vissuto, di un luogo che appare come sempre immaginato e sperato.
La propria solitudine è imposta, affinché ogni anima a tal posto arrivata, possa finalmente trovarsi a confrontarsi con se stessa, e solo con se stessa, seppur di lontano altre figure irraggiungibili di pari essenza, ci appaiono come a darci conforto e rassicurazione d'esser realmente in una realtà benevola e non in un sogno.

Questo luogo, è il giardino che si trova al di fuori del palazzo degli specchi.
Perché tu uomo, che hai appreso in merito alle cose del mondo, nulla sai sulle cose nascoste al mondo.
Cosa infatti c'è oltre quanto l'uomo percepisce della realtà che vive?
Se v'è vita oltre la vita della carne, allora v'è una realtà sconosciuta a quanto l'uomo coglie nell'esistere tra la tangibilità delle cose dell'ambiente materiale, e v'è di conseguenza colui che all'uomo tutto a tenuto segreto e nascosto.
Ecco! Tu, uomo della carne, nulla conosci delle cose al tuo mondo nascoste, e nulla conosci di colui che a te ed al tuo mondo ha nascosto le cose dell'altro mondo.



Esiste un palazzo enorme, un palazzo che è come un castello fortificato, ma fortificato affinché nessuno ne possa uscire; non è una prigione per come l'uomo la concepisce, perché le prigioni hanno porte, finestre e guardiani.
In questo palazzo c'è una sola porta d'entrata, e v'è una sola porta d'uscita, e non vi sono finestre che possano dare possibilità di vedere all'esterno dello stesso palazzo.
Ecco! Questo sognai.
E mi ritrovai a camminare in un corridoio lunghissimo, ed a destra d'esso, come anche alla sua sinistra, tutta una serie innumerevole di porte, ed in alcune d'esse v'era scritto “Vietato Entrare”, oppure v'era scritto “Attenzione Pericolo! Non aprire questa porta!”.
E camminando in tal corridoio m'accorsi che in fianco a me v'erano persone che conoscevo, persone a me care che facevano parte della mia vita.
Mia madre camminava al mio fianco destro, e mio padre innanzi a noi d'un paio di passi. Ma poi, d'un tratto, mi ritrovai essere solo in quel corridoio che ora m'accorsi essere stretto e rumoroso, pur non capendo l'origine di quei fastidiosi e caotici suoni.
I miei genitori erano entrati in una di quelle porte laterali, e non v'erano più usciti, perché le porte ch'essi avevano aperte conducevano fuori dal castello, e come essi l'avevano aperta, ognuno la propria, la porta scompariva e diveniva uno specchio.
Ed io mi guardai a quello specchio, ed in esso vidi me stesso come se una metà di me fosse mia madre, e l'altra metà fosse mio padre, come se la somma della sovrapposizione delle loro immagini riflesse dalla mia figura, definisse la mia stessa figura.
Ed io, compreso che da lì innanzi sarei stato solo, prosegui il cammino; ma nel camminare capii che non ero solo, perché al mio fianco erano sempre presenti i miei figli e mia moglie. E non capivo perché non li avevo prima notati, pur sapendo che anch'essi erano accanto a me.
Trovai un uomo vestito di bianco, ed io credendo che egli fosse un medico, gli chiesi in quale ospedale ci trovavamo.
Quest'uomo sorrise, ed educatamente mi disse che non eravamo in un ospedale, ma nel palazzo degli specchi che tutti visitano una sol volta nella loro vita.
Mi disse: “Chi ha scelto d'entrarci, qui poi si pente della sua scelta, non ricordando che la scelta fu sua”.
Ed io immediatamente gli risposi: “Questo palazzo non mi piace, ma non sono io che ho voluto entrarci, perché nemmeno mi ricordo come ci son arrivato, e nemmeno mi ricordo come sia fatto fuori”.
Replicò il medico: “Vedi? Anche tu non ricordi la tua scelta”, ed aprendo una porta, dietro d'essa scomparve quando la chiuse.
Cercai dunque di aprire quella stessa porta, ma non vi riuscii perché sembrava come chiusa dal di dentro.
Dunque proseguii, e mi facevano paura le porte su cui v'era scritto di non entrare, sulle quali v'erano scritte che minacciavano pericolo di morte in caso fossero state aperte.
D'un tratto, una di queste porte la trovai come leggermente aperta, ed io cautamente, molto lentamente, la spinsi ulteriormente per vedere cosa vi fosse oltre essa: v'era il buio, ed una piccola luce in fondo, ma mi mancò il coraggio di aprirla del tutto e di entrare in quella stanza.
Dunque proseguii, andai oltre e giunsi ad una scala interna che portava a piani superiori ed inferiori.
Mi guardai intorno e vidi altre persone, e chiesi: “Dove porta questa scala?”.
Ed essi risposero: “Alle altre religioni. Perché vorresti forse andare ad altra religione?”.
Udite queste parole, un gruppo di persone vestite di bianco minacciosamente urlò: “Chi è che vuole usare quelle scale? Chi è che vuole visitare le altre religioni?”.
Io preso dal timore mi nascosi dietro ad un mobile, ed attendevo che queste persone vestite di bianco se ne andassero.
Vidi di lontano ancora mia moglie ed i miei figli, e viste le scale libere da chiunque, considerai che avevo il tempo di salire un piano per capire cosa vi fosse sopra. Dunque velocemente feci la prima rampa, e fatta la seconda giunsi ad un altro corridoio identico a quello sottostante che già percorrevo. Allora scesi di due piani per arrivare al piano sottostante a quello in cui inizialmente mi trovai, ma m'apparve un altro corridoio identico.
Attesi qualche istante perché ero confuso, e poi nuovamente salii al mio solito piano per vedere se mia moglie ed i miei figli erano ancora lì.
Ed essi s'erano come seduti su una panchina, e mi dissero che m'avrebbero aspettato e che non si sarebbero spostati di dove erano.
Decisi dunque di tornare alle scale e di salire tutti i piani che trovavo; così facendo salii altri due o tre piani e giunsi alla porta di una soffitta, e su essa v'era scritto “Attenzione! Per questioni legate alla vostra sicurezza, è severamente vietato aprire questa porta!”.
E v'era come un lucchetto enorme, impossibile da aprire senza la sua chiave ed impensabile riuscire ad aprirlo in altro modo.
Ma io, non so per quale motivo, vi posi la mano sopra, come per constatarne la sua immane mole e robustezza, e come d'incanto quel lucchetto scomparve.
E scomparso il lucchetto m'assalì un indescrivibile coraggio, ed aprii quella porta: oltre essa, vidi cosa v'era al di fuori del palazzo, e vidi montagne alte, prati verdi e ruscelli d'acqua cristallina, vidi la luce del sole e vidi il cielo azzurro, dolci suoni ed aria fresca e pura. Ed ebbi sete, e volevo dissetarmi ad uno di quei ruscelli, ma dovevo uscire da quel maledetto palazzo.
Dunque corsi sulla superficie di quel tetto piano ed accostandomi ai suoi margini cercavo di capire dove fosse l'uscita del palazzo.
Vidi dunque che molte persone uscivano dal palazzo, e tutte si riunivano nel cortile sottostante, ed in quella moltitudine scorsi chi conoscevo e che era da tempo morto.
Mi assalì d'improvviso la paura, e mi vennero alla mente le persone che amavo e che avevo lasciato nel corridoio da cui tutto iniziò.
Scesi dunque velocemente le scale e tornai al solito corridoio in cui ritrovai mia moglie ed i miei figli e tutte le persone che amavo e conoscevo, e raccontai loro quanto vidi sul tetto, ma fra tutte solo mia moglie ed i miei figli mi credettero.
Io cercai di spiegare a tutti coloro che trovavo in quel corridoio, che tutti i corridoi del palazzo sono uguali e che al di fuori del palazzo c'è una realtà diversa da quella che si percepisce all'interno di esso.
Una voce di lontano disse: “Qualcuno è stato sul tetto, e sta dicendo cosa ha visto!”.
Improvvisamente, tutto il corridoio si trasformò in specchi, ogni parete, ogni porta e specchi ovunque, e tutti incantevolmente attratti, si guardavano al proprio specchio ed ammiravano la propria immagine non curanti di quanto intorno accadeva.
E tutti si dicevano: “Io sono in verità, io conosco la verità, il mio è il credo giusto, io sono nella religione giusta, nella unica, nella vera e nella sola santa religione”; tutti ripetevano questo ritornello guardandosi ognuno al proprio specchio.
Ed io cercavo di svegliarli, cercavo di dire loro che è tutto un tremendo inganno, ma nessuno ascoltava il mio parlare.
Mentre piangevo assalito da una indescrivibile disperazione, m'apparve un'altra figura bianca, della quale però non ne potevo distinguere i lineamenti del viso, perché da esso ne usciva una luce bianchissima, e mi disse: “Tu sei un eletto, tu sei un risvegliato. Su te nulla possono i figli delle tenebre, perché gli eletti hanno il sigillo del Libro della Verità, che è il Libro della Vita, perché la Verità è Vita. Tuo è il sigillo del libro di Colui che pur non essendo stato, è! Questo infatti ha concesso il Padre. Perché chi si è opposto al Padre, è stato lasciato libero di agire secondo il proprio intento, mentendo e nascondendo la verità, ma poiché nulla è possibile contro il Padre, ecco, Egli ha concesso il tutto affinché il tutto si rivolti contro chi lo ha generato.”, ed io capivo che colui che mi parlava non era come le altre persone vestite di bianco, perché in egli percepivo tutto il suo amore che mi riempiva ove io ero tremendamente mancante, e come una pecora assetata alle sorgenti d'acqua pura, in tale immagine mi ritrovai essere per qualche istante.

Capite dunque voi di quale palazzo degli specchi io vi parlo?
Capite voi di quale realtà io cerco darvi menzione?
E capite voi per mezzo di quale inganno vi è tenuta nascosta la verità sulla vita?

Voi tutti, che siete mie Sorelle, perché voi tutti siete Anima, e se siete Anima siete Sorelle mie, come io lo sono per voi, voi vivete l'inganno antico generato da colui che si è opposto al Padre a motivo del suo tremendo difetto.

C'è un giardino oltre il palazzo degli specchi, in cui chi ci ha preceduto, ci attende; tutti infatti, insieme, in un unico pensiero, inizieremo un nuovo cammino di vita eterno, uniti verso il Padre.
Ecco! E' questa la Chiesa di Cristo! E' questo il Regno di Dio!
E' questo l'Eden da cui tutto riparte, cieli e terra nuova per un uomo nuovo; ma tutto questo, la Chiesa di Cristo ed il Regno di Dio, già son realmente presenti qui oggi in mezzo a noi, ma voi non li vedete e non li conoscete.
Vi chiedo: Perché non li conoscete?
Voi dite: “Noi siamo la Chiesa di Cristo!”, ed io vi dico “Voi non lo siete!”.

Chi è infatti della Chiesa di Cristo, è già nel Regno di Dio, e chi è nel Regno di Dio, è già nella Chiesa di Cristo, perché la Chiesa di Cristo è il Regno di Dio.
La carne vostra si è convinta essere parte della Chiesa di Cristo, ma voi vivete partecipi di una religione che si è dichiarata essere “Chiesa di Cristo”, quando invece tale religione che chiamate chiesa, è solo una istituzione di uomini governata da leggi di uomini; è una istituzione dedita allo studio di testi antichi e di quanto altri hanno riportato in merito alla vita di Gesù, istituzione questa governata da uomini e sostenuta da un fortissimo ed efficiente sistema economico.
Voi avete usato la parola “chiesa” per definire due cose che sono l'una l'opposto dell'altra; è questa una parte dell'abnorme inganno in cui siete stati trascinati e nel quale vi adoperate nella convinzione estrema per sostenerlo.
La Chiesa di Cristo, è l'opera vostra verso il prossimo vostro: ecco, quest'opera umana praticata da più persone unite dal credo nella Parola del Cristo, definisce una comunità di uomini che operano governati ed osservanti in un solo comandamento: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Tale comunità cammina in un sol credo comune, e l'unione di coloro che vivono in tal credo comune, definisce e forma la Chiesa di Cristo.
Avviene che quando la Chiesa di Cristo prende vigore, essa per mezzo dell'opera umana cresce e mira al raggiungimento di uno scopo, che è quello instaurare nel mondo un Regno in cui tutto venga pensato ed avvenga nell'osservanza dell'attenzione verso il prossimo; è questo il Regno di Dio!
Ma voi, ingannati dalla Grande Menzogna, rimanete nella sterile attesa di un Cristo che credete verrà a governare il mondo, osservanti di precetti, riti e dottrine, che sono il frutto di quegli uomini che vi hanno preceduto nel tempo e che come voi sono stati ingannati, definendo essi stessi tali precetti, riti e dottrine, guidati da cieca e sorda convinzione.

Tutto avviene secondo tempi e modi concessi dal Padre che tutto osserva. Egli ha infatti concesso al Suo opposto quanto Egli stesso non potrebbe mai concedere in virtù della Sua Santa perfezione, affinché colui che al Padre si oppone, con il suo malefico operato, renda testimonianza di quanto il Padre non potrebbe ne' insegnare, e nemmeno mostrare.
Ed ecco, venne concesso che la Grande Menzogna venisse alla luce e che potesse vivere per un tempo, per due tempi e per la metà di un tempo: il primo tempo è passato, e fu il tempo della Legge Antica; e venne la Parola in mezzo agli uomini, e venne il secondo tempo seguito dal terzo tempo, in cui la Parola venne adornata di rito, precetto e dottrina, al punto tale che d'Essa tutto scomparve sotto il peso dell'imposizione all'osservanza di tale rito, precetto e dottrina stessi.
Il secondo tempo venne alla luce per opera umana da intento benigno ma governato da mente maligna, mentre il terzo tempo è la trasformazione del secondo tempo divenuto adulto.

Ed ecco! E' giunto il tempo che è la metà di ogni tempo, e giunto infatti il tempo degli eletti che sono stati chiamati ad instaurare il Regno di Dio, ora , qui, in questo istante.


Lettera a Fratello Francesco - Il Comandamento Unico



Questo a seguire è il testo della lettera cartacea che in data 19 dicembre 2016 ho inviato a Papa Francesco.
Questa stessa lettera ho inviato al Papa il giorno 17 dicembre per mezzo di una mail che il Vaticano mise a disposizione di tutti per la sola giornata dell'ottantesimo compleanno del Papa (papafrancesco 80@vatican.va).
La lettera del 19 dicembre è differente da quella del 17 dicembre, perché rivista in alcuni errori grammaticali ed in due brevissime aggiunte di una decina di parole.



Testo della Lettera:


Fratello Francesco.
Chiesa di Roma.
Pace a Voi nella ricchezza dello spirito che viene da Cristo.

Con queste parole saluto Voi Fratelli Maggiori tutti della Chiesa di Roma, ed un saluto particolare a Te Fratello Francesco, posto in essere pastore del gregge degli uomini in terra da Colui che è, era, e sempre sarà l'alfa e l'omega dell'assoluto.

Io a Te Fratello Francesco ho scritto già più volte, come anche scrissi al Tuo predecessore, ma nessuna Vostra risposta mi è mai giunta; Vi chiedo: Non sono forse degno delle vostre parole ed attenzioni? 
E Vi chiedo dunque ancora: Potete forse imitare il Cristo nel non rispondere alle domande ed alle accuse che Vi vengono rivolte, quando esse dimostrano essere di meritati interesse e fondatezza?
In verità Vi dico, Voi non potete essere in Cristo se non Vi fate portatori della Sua stessa croce, affrontando ogni sorta di domanda ed accusa!

Fratello! Fratelli!
Io sono persona che usa toni e parole dure verso Voi, sono persona che è lontana dai soliti convenevoli degli uomini, sono persona che a Voi si presenta in modo tale che ai vostri occhi io Vi appaia estremamente superbo ed arrogante; le mie parole fanno sì che il vostro cuore si chiuda in se stesso, ma questo mio agire è quanto mette il vostro stesso cuore nella prova alla testimonianza in quanto asserite credere.
Ma sono io realmente uomo arrogante e superbo?

Cos'è che ha il potere di far intravvedere la verità nelle cose e nelle persone? Gli occhi della carne e la sua mente, o lo spirito dell'uomo governato dalla Sapienza?
Se io sono superbo ed arrogante, è perché una persona diversa da me ed a Voi solita nell'osservanza dei vostri canoni, non verrebbe ascoltata secondo quanto ella di realmente importante Vi propone a meditazione. 
Fratelli! Il Padre sa servirsi di tutto e di tutti, e sa ben servirsi anche di un superbo come me.
La mia superbia è usata dal Padre Nostro per vincere la vostra superbia, perché per vincere quanto nei vostri cuori nasce a motivo della mia superbia, Voi prima dovete vincere la vostra superbia, rinnegando quanto siete e portandoVi alla più grande di tutte le umiltà, in tal modo porVi in quello stato di coscienza che possa permettere di metterVi in assoluto ascolto, indipendenti e lontani dai vostri pensieri, dal credo vostro che è in Voi e che governa il credo religioso che praticate ed insegnate.
E' in questo la vostra difficoltà e la prova a cui siete chiamati.

Se affermo cose false contro il vostro credo ed operato, sarò in contraddizione con la Parola del Cristo, ma se non sono contro quanto il Maestro insegnò, allora io sono in una verità che è opposta alla vostra, ma degna d'essere considerata in nome del vostro stesso credo, perché Voi stessi sapete che quanto è buono e viene dal Padre, arriva da dove meno l'uomo lo aspetta.
Non siate come Natanaele che disse “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?” (Gv 1,46).
Ecco! Il Padre sa come smentire l'uomo per riportarlo alla dovuta umiltà assolutamente necessaria per essere in spirito propenso ad ascoltare, affinché ascoltando possa egli imparare quanto nemmeno può immaginare.
Se infatti dovete vincere quanto in Voi nasce ad opposizione della mia superbia, Voi vincete quanto di Voi stessi è contro quell'ascolto che il Padre Vi domanda per avvicinarVi alla Verità Assoluta.

Fratelli tutti! Io questo Vi domando:
Potete forse Voi Fratelli Maggiori che servite la Chiesa Cattolica, rimanere tranquilli nello spirito a motivo del vostro operato?
Vi dico, Voi non potete, perché il vostro operato è incompleto!

Il nostro Signore e padrone, ci ha lasciati per un tempo che non conosciamo, nella promessa di tornare all'uomo nei tempi a venire.
Vi chiedo: Conosce forse uomo alcuno il tempo in cui Egli verrà?
In verità Vi dico, nessuno conosce ne' il giorno, ne' l'ora, ma è stata data all'uomo opportunità di comprendere il tempo in cui il Cristo verrà, perché il buon servitore, pur non conoscendo ne' il giorno, ne' l'ora, capisce comunque l'avvicinarsi imminente del tempo profetizzato.
Così come infatti i profeti descrissero le modalità della venuta di Cristo prima che Egli venisse al mondo, allo stesso modo il Cristo stesso ha descritto le modalità del Suo ritorno.

Voi attendete il Cristo che verrà, ma Egli non verrà fino ai giorni in cui sarà l'uomo stesso a volere ed a costruire il Regno di Dio in terra.
Fratelli! Volete Voi il Regno di Dio in terra?
In verità Vi dico, la Vostra opera deve essere la stessa opera del Battista, che fu uomo chiamato a preparare la via al Cristo veniente, perché sta infatti scritto in quanto credete “Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto” (Lc 1,17).
Non è forse vero infatti quanto affermo?
Se infatti praticate il rito del Battesimo ad insegnamento del Battista, Voi dunque in Egli credete come profeta mandato dal Padre, e dunque dovete credere in ogni cosa che Egli fece nel nome del Padre, e se credete in ogni cosa, secondo le Vostre possibilità e capacità, dovete fare quanto Egli fece, completandoVi a Sua imitazione oltre il semplice rito del Battesimo.

Voi infatti pensate ed agite nella sterile attesa; predicate, insegnate le vostre dottrine, invitate alla preghiera, Vi prodigate nella costruzione e nella manutenzione dei templi in cui praticate il rito, andate ad annunciare il Vangelo, ed impegnate tutte le vostre energie e tutto il vostro tempo a studiare le scritture ed a meditare su di esse per mezzo della vostra disciplina teologica, pensando di capire con la mente quanto il solo spirito può comprendere.

Fratelli! Credete forse che l'oppositore al Padre non sappia definire e descrivere l'amore del Padre che Voi tanto studiate? 
In verità vi dico, egli meglio di Voi sa definirlo e descriverlo, a Voi stessi ed alle creature universali tutte.
Egli infatti sa cos'è l'amore perché ad esso si oppone con tutte le sue forze, mentre invece è vero che egli non lo conosce, perché se lo conoscesse non vi si opporrebbe.
Chi infatti conosce l'amore, per mezzo d'esso e per esso, vive, pensa ed opera.
Ma l'oppositore ben sa cos'è l'amore del Padre che l'uomo disperatamente cerca, perché le sue opere ad opposizione d'esso, sono per Voi tutti la dimostrazione di quanto bene sappia come combatterlo.
E Voi similmente all'oppositore così fate: parlate di amore, lo definite, lo descrivete, ma mal predicate come praticarlo, perché sapete che è indispensabile, ma non lo conoscete.

Cos'è infatti l'amore?
Io vi dico, quando un uomo pensa ed agisce nella vivificazione dei Sette Spiriti di Dio, egli è nell'Amore perfetto che viene dal Padre per mezzo del Cristo.
Il rispetto, la comprensione, la sincerità, la lealtà, l'umiltà, la fedeltà ed il perdono sono i Sette Spiriti di Dio, che se vivificati nello spirito dell'uomo, portano all'osservazione del Comandamento Nuovo che il Cristo diede agli uomini.

Voi invece, rifacendoVi alle nuove scritture in cui credete, pensate e vivete come se esisteste Voi ed il vostro Dio, posponendo il prossimo ai vostri pensieri ed alle vostre opere secondi.
Dice infatti il Vangelo in cui credete: 
<< Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 
Non c'è altro comandamento più importante di questi” >> (Mc 12,28-31).

Il Maestro Vi parlò di un comandamento primo, e di un comandamento secondo, e voi avete dato al primo dei due comandamenti maggiore importanza rispetto al secondo, dimenticandoVi in questo tutti gli insegnamenti che il Figlio Unigenito dal Padre Vi diede.
Voi siete dunque incompleti nella vostra fede, mentre invece Vi siete ben costruiti un vostro credo, ed in esso costituiti.

Fratelli Voi tutti!
Non rincorrete quanto nel leggere le mie parole emerge dalla vostra carne, perché quei pensieri sono influenzati dal diavolo, mentre invece se ascoltaste le mie parole con lo spirito dell'Anima che è in Voi, mi dareste opportunità di penetrare nelle vostre coscienze.

Riprendo dunque quanto Vi accuso: << Voi siete incompleti nella vostra fede, mentre invece Vi siete ben costruiti un vostro credo, in esso costituendoVi >>, e Vi ricordo al fianco di queste mie parole, le parole del Cristo che Vi riguardano in prima persona, senza che mai seriamente pensiate siano a Voi direttamente rivolte:
<< “Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”. - “Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione” (Mc 7,7-9), ricordandoVi inoltre che il Cristo aggiunse << E di cose simili ne fate molte >> (Mc 7,13).
Ecco! Molte sono le cose simili che fate nel rendere culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini, trascurando il comandamento di Dio che Vi fu dato come un “Comandamento Nuovo”.
Voi infatti credete che vi sia un comandamento primo ed uno secondo, e che il primo sia maggiore del secondo, ma non ricordate invece che il Cristo Vi diede un solo comandamento, che Egli stesso definì come “Comandamento Nuovo”.

Se il Comandamento Nuovo di Cristo Vi dice “Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”, esso è anche il comandamento di cui Vi disse “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19,19), perché se il Cristo ha amato gli uomini come amando Se stesso diede la Sua vita in riscatto degli uomini stessi, allora l'amarsi gli uni gli altri è l'amare il prossimo come se stessi, e se Cristo sceso agli uomini è il Dio Onnipotente da amare secondo il comandamento primo, essendo Egli Colui che ha amato gli uomini ad esempio per gli uomini amandoli come Egli ama Se stesso, gli uomini amando il prossimo loro come se stessi per mezzo del comandamento secondo, di fatto amano il Cristo Dio secondo il comandamento primo perché d'Egli ne osservano il Suo Comandamento Nuovo.
Se dunque il comandamento primo è nel secondo ed il secondo nel primo, allora l'amare il prossimo come se stessi secondo il Comandamento Nuovo, è anche il Comandamento Unico.
E se vi è un solo comandamento, come può esistere un comandamento primo ed un comandamento secondo?
Vedete Fratelli?
Voi siete nel vostro credo, rendete culto a Dio, insegnate le vostre dottrine, ma trascurate il Comandamento Unico di Dio.

Ma io so Fratelli che il vostro cuore è duro e che non riuscite a capirmi come dovreste, e dunque Vi chiedo:
Se Voi aveste due figli, ed il maggiore d'essi Vi amasse più di quanto egli ama suo fratello, se foste un padre amorevole buono e giusto, non sareste Voi stessi a dire al maggiore dei due fratelli che il suo amore per Voi deve essere pari all'amore suo verso suo fratello?
Voi infatti ritenete giusto che il vostro figlio maggiore maggiormente a Voi si dedichi piuttosto che a suo fratello? Che ami maggiormente Voi piuttosto che suo fratello?

Fratelli! 
Poiché infatti l'uomo è nella carne, ed essa necessita di molte cose per vivere, se il tempo e le energie che l'uomo dispone per amare il suo Dio vanno a scapito delle attenzioni verso il suo prossimo, allora l'amore che gli uomini hanno verso il loro Dio non è completo, è imperfetto, e l'amore che hanno verso il loro prossimo non è quell'amore di cui il Cristo ne comanda secondo il Comandamento Nuovo.

Voi e coloro che in Voi credono, dovete soppesare le vostre parole ed azioni quotidiane, e valutare se nella bilancia del tempo e delle energie dedicate al Dio Padre, vi siano in contrappeso pari tempo e pari energie dedicate al prossimo vostro.
Vi dico infatti nella verità, che nella bilancia che giudica il vostro operato, sul piatto di destra dovete porre l'amore vostro per il Dio Onnipotente, e sul piatto di sinistra porre l'amore vostro per il prossimo vostro, affinché l'ago della bilancia rimanga fermo nell'equilibrio delle cose giuste che la Verità Assoluta chiede ed impone a chi vuole essere nella verità.
Se infatti foste buoni padri, direste al vostro figlio maggiore: “Figlio mio! Io amo te al pari di tuo fratello, e voi dovete amarmi come fra voi vi amate, amandovi come amate me, perché se fra voi non c'è pari amore di quanto ne nutrite per me, io non posso essere nella gioia completa”.
Ecco! In questo amore che il padre chiede ai suoi due figli, ci sono tutta la verità e tutta l'essenza del comandamento che insegna “Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”, e di pari delle parole di Cristo che dicono “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Infatti Fratelli, esiste forse un amore primo ed un amore secondo?
In verità Vi dico, se esiste il Dio Padre Onnipotente, come è vero che esiste, allora esiste la Verità Assoluta che è in Egli e che Lo governa, e se il Padre Onnipotente è l'assoluto, è Egli stesso Verità Assoluta ed Amore assoluto. E ciò che è assoluto è unico perché è perfetto, e se l'uomo deve amare ad imitazione dell'amore che Cristo ebbe per gli uomini, allora esiste un solo amore perfetto, ed esistendo un solo amore, non possono esistere due comandamenti che insegnano due amori diversi.
Esiste dunque un solo comandamento, un solo amore perfetto.

Io so che è a venire un grandissimo cambiamento nella vostra Chiesa, ed i tempi non sono lontani; Voi siete chiamati a prendere coscienza di chi siete e di cosa siete, perché il mondo è comunque dal Padre stato posto entro una cornice di avvenimenti liberi da Egli, ma che non possono escluderLo!
Che sia con Voi e per Voi, o che sia senza Voi e per mezzo d'altri, il Padre comunque sta dirigendo l'uomo verso una presa di coscienza di se stesso che è ben oltre quanto immaginate, molto profonda ed estremamente determinante per il futuro stesso dell'uomo, e Voi come Chiesa di Roma siete chiamati a farne parte, ad essere guida suprema verso la meta che il Padre si è prefissato per l'uomo; ma sappiate che siete solo gli ultimi tra i Suoi servi, e che Egli sa come fare anche senza di Voi.
Non siate Voi i superbi nell'affermare che è la Chiesa di Roma a portare l'uomo verso il Dio Padre, perché Voi infatti confondete la Chiesa romana con la Chiesa di Cristo, e la Chiesa di Cristo è in tutti gli uomini di buona volontà che si trovano in qualsiasi credo religioso.

Fratelli! Fratello Francesco!
Comprendete il mio parlarVi?

In verità vi dico, quando un uomo non comprende il parlare altrui, è sempre troppo attaccato al suo credo, e lontano da chi gli parla.
Voi infatti siete nel credo vostro, perché se foste nel credo che il Cristo Vi ha chiesto, sareste nella fede autentica che Vi porterebbe al dubbio d'essere in verità, sareste in quella fede che Vi indirizzerebbe a maggiori attenzioni verso il prossimo a scapito delle attenzioni verso il Padre Nostro, perché fu il Cristo stesso questo ad insegnare e chiedere all'uomo.

Siate attenti al mondo, e sappiate in quale direzione indicare lo sguardo di chi in Voi crede!
Vi sono troppi fratelli nella sofferenza estrema, e non è sufficiente denunciare il male, quanto invece è doveroso denunciare chi compie il male verso i vostri stessi fratelli; è così che siete completi nella coerenza cristiana! E' così che amate il prossimo vostro come amate Voi stessi.
L'uomo infatti, se è stato chiamato ad amare il prossimo suo come se stesso, deve allora farsi accusatore per coloro che non possono accusare chi loro sottomette nell'ingiustizia.
Se Voi infatti foste vittime indifese, fortemente vorreste che i fratelli vostri si facessero accusatori verso chi Vi ha posto ad essere vittime, perché l'amare il prossimo vostro come se stessi, significa essere il prossimo vostro, e dunque d'egli tutto comprendere della sua sofferenza, e tutto fare per liberarlo dalla sua sofferenza.
Pertanto siate completi in quanto credete, siate accusatori di chi sottomette il prossimo vostro, e siate difensori del prossimo vostro come lo sareste di Voi stessi.

Fratelli! Che credete?
Credete forse tutto aver compreso del Vangelo di Cristo?
In verità Vi dico, esiste un Vangelo Segreto custodito nel Vangelo in cui credete, è esso un Vangelo ancora più ricco ed ancora più profondo, è un pane ancora più delizioso, è una luce ancora più potente, è un'acqua ancora più buona; il Padre ha infatti lasciato che l'uomo interpretasse e selezionasse le scritture secondo suo giudizio e piacimento, ma non ha permesso che nulla di sacro e veritiero venisse tralasciato, nascondendo il Vangelo Segreto nel profondo delle parole del Vangelo che l'uomo ha definito.
Nulla di segreto ha nascosto il Padre, perché infatti questo Vangelo Segreto di cui Vi parlo, è stato riposto in ogni parola, in ogni virgola del Vostro Vangelo.
Un messaggio può essere segreto perché scritto in una lingua sconosciuta, ma non nascosto se posto innanzi a tutti: è segreto perché non comprensibile, ma non nascosto!
Avete dimenticato quanto Egli Vi disse? Egli disse: “Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce” (Mc 4,22).
Quanto è stato fino ad oggi nel Vangelo vostro segreto e nascosto, lo è stato a motivo vostro, ma nulla di segreto e nascosto non è stato all'uomo rivelato.

Fratelli! 
Vi invito a leggere più volte quanto a Voi ho scritto, affinché possiate riflettere e chiederVi se il mio parlarVi è contro Cristo, o se è invece contro le vostre dottrine ed il vostro credo, pur il mio parlarVi rimanendo in Cristo.

Non siate coloro che guardano alla pagliuzza che è nel mio occhio, perché potreste avere in Voi una trave, e ricordateVi quanto sempre Vi piace predicare senza riconoscerVi nelle parole che dite:
Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te” (Mt 11,25-26).

Fratelli Voi tutti!
Vi è forse altra persona che a Voi si rivolge come io Vi parlo?
In verità Vi dico, se un uomo parla per opera del Padre, egli non parla come gli altri uomini, e quanto egli proclama, se è da Dio, anche se non accettato, comunque sarà manifesto.

E' prossimo il tempo che ricorda la nascita di Cristo Gesù.
Io queste mie parole vi dono, e così possiate Voi fare agli uomini tutti; non incenso, non oro e non mirra Vi ho donato, ma quanto è stato dal Padre posto nel mio spirito di uomo a Voi in tutto simile, io uomo che a motivo di queste mie cose in spirito, maggiormente rispetto a Voi è soggetto agli attacchi del maligno che sempre aggira le mura della mia roccaforte in spirito, cercandone il punto debole per in essa penetrarvi e distruggere quanto è dal Padre.
Fratelli! Non delle vostre preghiere io necessito, ma dell'opera vostra che sostenga la verità di quanto io ho affermato contro Voi.
Se infatti Voi agirete contro il difetto vostro che rende il vostro credo imperfetto, da me si allontanerà colui che al Padre sempre si oppone; egli stesso rinuncerà a penetrare in me, perché egli vedrà l'opera del Padre in Voi a benedizione mia e di tutti Voi; è questa l'opera più potente d'ogni preghiera. 

Vi saluto nuovamente nella Pace e nella ricchezza dello spirito che viene da Cristo.
Vi benedico in nome del Padre, e che la mia benedizione su Voi possa da Voi essere accettata come segno della vostra umiltà.


Il Vostro fratello minore Giovanni.

sabato 17 dicembre 2016

A nulla giova che la carne dell'uomo mangi la carne di Cristo




La chiesa cattolica ha fondato il suo credo, le sue dottrine ed i suoi riti, su queste seguenti parole di Cristo:


“In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno” (Gv 6,53-54).


Da queste parole di Gesù, gli uomini della chiesa cattolica nascente istituiscono l'eucarestia, asserendo, credendo ed insegnando che il pane ed il vino consumati nel rito della messa cattolica, sono realamente carne e sangue di Cristo.
Su questo credo, miliardi di uomini hanno vissuto andando a scapito del più grande di tutti gli insegnamenti di Cristo!



Vi chiedo: Sapete voi qual'è il più grande, il più vero, il più utile, il più divino di tutti gli insegnamenti di Cristo che gli uomini non hanno osservato per osservare invece l'eucarestia?
E sapete perché questi uomini hanno osservato il rito dell'eucarestia a scapito del più grande di tutti gli insegnamenti di Gesù?





Disse anche il Cristo in Gv 6,35: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.

Vi chiedo: possono esserci in Cristo due pani diversi?
Può esserci un pane di credo, ed un pane salvifico?
Oppure, credete voi che il pane di credo e quello salvifico siano lo stesso pane?

Il pane di credo, è un pane spirituale, è un pane di insegnamenti che accrescono lo spirito dell'uomo elevandolo alla conoscenza che salva, è un pane d'amore da Cristo agli uomini offerto, ed è un pane d'amore che Cristo chiede dagli uomini.
Ciò che salva, è l'amore!
Ciò che salva l'uomo è la sua stessa vita vissuta nel segno dell'amore, nell'osservanza degli insegnamenti di Cristo, perché gli insegnamenti di Cristo sono insegnamenti d'amore.
Ciò che salva l'uomo è “il pane della vita”, quel pane che sazia la fame d'amore che ogni uomo ha in se' (“chi viene a me non avrà più fame”), quello stesso pane che disseta dalla mancanza di giustizia che caratterizza la vita dell'uomo stesso (“e chi crede in me non avrà più sete”).
Ciò che salva l'uomo, è Cristo, perché Egli è il pane che salva! Questo disse il Cristo Gesù!
Ma Cristo disse “chi viene a me non avrà più fame”, e disse “chi viene a me non avrà più sete”. Cos'è dunque “l'andare a Cristo”?
E' chiaro che l'andare a Cristo significa apprendere i Suoi insegnamenti e mettere in pratica quanto Cristo chiede, ed i Suoi insegnamenti sono “il pane della vita”.
Pertanto, il versetto Gv 6,35 che dice “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”, lo si può in assoluta certezza anche così scrivere:
“Chi segue me, chi segue i miei insegnamenti, sarà ricolmo di vera conoscenza, sarà ricolmato di vero amore e gli sarà resa vera giustizia”.
Qualcuno fra voi può forse smentirmi?
In verità vi dico, nessuno può!

Nel versetto Gv 6,35, Cristo parla dunque di un pane spirituale che accresce in conoscenza e che ricolma d'amore. E' pertanto un pane spirituale di credo che salva l'uomo dal suo bisogno d'amore, perché l'amore di Cristo salva l'uomo.
In questo versetto Cristo non dice che il mangiare la Sua carne ed il bere il suo sangue salvano l'uomo, quanto invece Gesù afferma che è il credere nelle Sue parole che salva l'uomo.
Il versetto Gv 6,44 ribadisce il concetto del “seguire” Cristo, del “seguire i Suoi insegnamenti”, del “seguire” l'esempio del Suo amore, con le seguenti testuali parole: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno”.
Dunque, in Gv 6,44 Gesù afferma che Egli resusciterà chi ha seguito il Suo esempio, chi ha seguito le sue indicazioni, chi ha imitato il Suo amore.
Ed anche in questo versetto Gesù non asserisce che la salvezza e la risurrezione avvengono per mezzo del mangiare la Sua carne ed il bere il sangue, che realmente essi tali sono nel pane e nel vino dell'eucarestia.
Ed in Gv 6,45 Gesù ancora una volta sottolinea il concetto che “il seguire” i Suoi insegnamenti porta a Cristo, gli insegnamenti di Gesù conducono all'amore di Cristo che è illimitato ed infinito per tutti. Dice infatti il versetto: “Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me”.
Dunque, anche in questo versetto, nel contesto con i suoi precedenti, si parla di salvezza per mezzo del credo in Cristo, si parla di amore per mezzo del credo in Cristo, si parla di un pane di credo spirituale, e non si parla di un pane materiale, non si parla di carne e sangue veri di Cristo di cui nutrirsi per godere della vita eterna, per godere dell'amore di Cristo, per godere della salvezza.
Gesù poi dice in Gv 6,47: “In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna”.
Chi crede ha la vita eterna! Chi crede in Cristo ha la vita eterna! Chi crede nell'amore di Cristo ha la vita eterna! Chi crede che Egli è Amore Vero ha la vita eterna!

Fratelli! Anche in queste parole Cristo ci parla di un pane spirituale, ci parla di un pane che è un credo spirituale, ci parla di una vita eterna a venire per mezzo del credere al Suo Amore, e credere al Suo amore significa imitare il Suo Amore.

E vi chiedo ancora: Sapete voi qual'è il più grande, il più vero, il più utile, il più divino di tutti gli insegnamenti di Cristo che gli uomini non hanno osservato per osservare invece l'eucarestia?
E sapete perché questi uomini hanno osservato il rito dell'eucarestia a scapito del più grande di tutti gli insegnamenti di Gesù?

Fratelli tutti!
Anche in Gv 6,47 Cristo Gesù non ci parla di un pane da mangiare che è la sua vera carne ed il suo vero sangue! Ci parla invece di un credere in Egli e di credere nel Suo Amore, e se si crede in Egli e nel Suo Amore, Gesù ci dice che l'uomo stesso diventa fonte di amore ad immagine dell'Amore di Cristo.

In Gv 6,48, immediatamente a seguire del precedente versetto Gv 6,47, Gesù afferma “Io sono il pane della vita”, e queste parole le dice a seguito delle precedenti “chi crede ha la vita eterna”, dunque la vita eterna è a merito del credere, la vita eterna che è il pane della vita è a merito del Credere in Cristo, è a merito del credere al Suo Amore, è a merito dell'amore che l'uomo deve manifestare ad immagine dell'Amore che Cristo ha manifestato.
Potete di quanto vi ho scritto affermare che ho detto cose false?
Non potete!

Continua poi Gesù nell'affermare: “questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia” (Gv 6,50).
A quale pane si riferisce Cristo in questo versetto?

Gesù si riferisce sempre allo stesso pane spirituale di cui analizzato ai versetti precedenti che non avete saputo smentire nelle mie affermazioni e conclusioni.
Dunque, il pane che l'uomo deve mangiare per non morire (Gv 6,50), è il pane spirituale del credo che è un pane di salvezza, è un pane di conoscenza, è un pane di conoscenza dell'amore vero, è un pane di conoscenza dell'amore vero che salva.
E fino a questi versetti Gesù mai asserisce essere vera carne, vero corpo, vero sangue di cui nutrirsi fisicamente per essere nella vita eterna e nella salvezza.
Cristo ha in tutti i versetti fin qui analizzati, sostenuto essere il pane spirituale di credo che salva.
Potete smentirmi?
Non potete!

Ma in Gv 6,51 Gesù dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Se Cristo ha fin ora parlato di pane di credo spirituale, può forse ora affermare Egli essere un pane diverso da quello fin ora ssostenuto essere?
Il “pane vivo” può forse essere il reale corpo vivo di Cristo?
Se così fosse, l'uomo commetterebbe un atto di cannibalismo.
La “carne” di cui il Criso parla infatti nello stesso versetto, poche parole dopo, è il corpo fisico di Gesù uomo, mentre il “pane vivo” di cui alle prime parole del presente versetto, è il credo spirituale; il “pane vivo” non è il corpo di Cristo, ma è la Sua Parola!
Il versetto Gv 6,51 lo si può anche così scrivere: “Io sono il vero credo spirituale (che completa il credo della Legge e dei Profeti (Mt 5,17)), disceso dal cielo. Se alcuno crede in questo credo spirituale, egli vivrà in eterno, ed il credo che io vi darò, sarà il sacrificio della mia vita carnale per la salvezza di tutti gli uomini”.
Cristo chiede semplicemente di credere che Egli offre la Sua vita carnale in riscatto del mondo!
Solo questo asserisce!

In questo versetto, Cristo parlando della Sua “carne”, si riferisce al sacrificio della Sua vita, al sacrificio del Suo corpo fisico che verrà ucciso, perché il “pane vivo” di cui parla, è stato appurato ai versetti precedenti che trattasi del credo spirituale.

In questo versetto “il mangiare” è riferito al “pane di vita” (che è esso stato ampiamente appurato essere credo spirituale), e “la carne” a cui si riferisce è la carne del Suo corpo, è il Suo corpo fisico di uomo, ed è anche evidente sempre in questo versetto che “è il credo spirituale che da la vita eterna”, e non la carne di Gesù.
Pertanto, anche fin questo versetto Cristo non asserisce che la salvezza avviene per mezzo del mangiare un pane che è realmente Sua carne viva e Suo sangue.
Potete smentirmi?
Non potete! Non potete perché il “pane vivo” è il credo spirituale, e non la carne di Cristo, e non il Suo corpo fisico!

In Gv 6,52 c'è la frase che ha ingannato gli uomini che hanno formulato il dogma della “transustanzazione”, quel dogma cattolico che asserisce che il pane ed il vino dell'eucarestia, sono il vero corpo ed il vero sangue di Cristo. In questo versetto i Giudei che ascoltavano Gesù dicono: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.


I Giudei infatti non capendo che il “pane vivo” è il credo spirituale negli insegnamenti di Cristo, non riescono a comprendere le parole di Gesù, erroneamente considerando “il pane vivo” e “la carne” delle parole di Gesù al versetto Gv 6,51, essere la stessa cosa, mentre invece non sono la stessa cosa, perché ripetendo, “il pane vivo” è il credo spirituale in Cristo, mentre “la carne” di Gesù è il Suo corpo in carne ed ossa che verrà ucciso.

A seguire nei versetti di Giovanni, in Gv 6,53, Gesù dice: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita”.
Questa è la frase in cui per la prima volta Gesù afferma che gli uomini debbano mangiare la Sua carne e bere il Suo sangue, ma questa frase è detta da Gesù in risposta a quanto i Giudei non avevano capito, e Gesù nel Suo solito stile, segue il concetto del loro fraintendimento affermando cose che vanno con le parole a confermare il loro stesso fraintendimento, come a sottolineare essi ed a chi poi nel futuro apprenderà di queste Sue parole tramite i Vangeli, che chi non comprende cosa sia “il pane disceso dal cielo” e “la carne di Cristo”, e quale differenza ci sia fra essi che non sono la stessa cosa, costoro meritano credere a quanto hanno inteso, perché infatti Gesù dice in Gv 6,44 “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”, intendendo che nessuno può comprendere il credo spirituale di Cristo se non illuminato dallo Spirito di Verità che viene dal Padre.
La convalida che queste parole sono dal Cristo state dette a conferma dei Giudei verso quanto essi hanno malinteso, cioè a confermare loro proprio quanto non hanno capito, è nel versetto Gv 6,63 che asserisce: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita”.
Fratelli! Comprendete?

Dice Cristo che “E' lo spirito che dà la vita (eterna), non la carne che a nulla giova, e dunque..

A nulla giova che la carne dell'uomo mangi la carne di Cristo!

E' lo Spirito che da la vita, perché “il pane di vita” è il credo in spirito!
Dice ancora Cristo: “Le parole che vi ho detto sono spirito e vita”, esse cioè sono parole in Spirito per lo spirito dell'uomo, e se esse sono per lo spirito dell'uomo, esse sono per la vita (eterna) dell'uomo.
E' lo Spirito che viene dal pane di credo spirituale (il pane di vita), che da la vita eterna, e non il rito del mangiare un pane che si crede essere vero corpo di Cristo.
Infatti in Gv 4,24 vi è scritto secondo le parole di Gesù: “Dio è Spirito, e quelli che Lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”, dunque non in rito!
Al versetto precedente dice Gesù: “E' giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori”; il Dio Padre cerca dunque chi Lo adori in spirito e verità.
Vi chiedo: come si adora il Padre in spirito e verità?
Forse per mezzo del rito?
Per mezzo del rito eucaristico?

Fratelli! Vi ripropongo per la terza volta queste domande:
Sapete voi qual'è il più grande, il più vero, il più utile, il più divino di tutti gli insegnamenti di Cristo che gli uomini non hanno osservato per osservare invece l'eucarestia?
E sapete perché questi uomini hanno osservato il rito dell'eucarestia a scapito del più grande di tutti gli insegnamenti di Gesù?
Il più grande, il più vero, il più utile, il più divino di tutti gli insegnamenti è il Comandamento Nuovo che Cristo diete agli uomini e che dice “Ama il prossimo tuo come te stesso”, e questo comandamento non è per la vostra salvezza, non è per la vostra vita eterna, questo comandamento non chiede di fare qualcosa per voi stessi, per la vostra salvezza, per la vostra vita eterna.
Questo comandamento non chiede di pensare a voi stessi, ma chiede soltanto di pensare al prossimo vostro!
Nell'eucarestia invece, voi pensate a voi stessi, alla vostra salvezza, alla vostra vita eterna. Ecco perchè avete preferito il rito dell'eucarestia alla pratica del Comandamento Nuovo.
Voi, fratelli cattolici, siete nel gravissimo malinteso, proprio come i Giudei che credettero “il pane di vita” essere la stessa cosa della “carne di Cristo”.
Ecco perché gli uomini hanno osservato il rito dell'eucarestia a scapito del più grande di tutti gli insegnamenti di Cristo, a scapito del Comandamento Nuovo: per egoismo!

Capite in quale inganno sono caduti gli uomini?

Fratelli! Disse il Cristo “Quel che è nato da carne è carne, e quel che è nato da Spirito è spirito” (Gv 6,3).

Se dunque da carne nasce carne, e da spirito nasce spirito (Gv 6,3), e se “é lo Spirito che da la vita” (Gv 6,63), come può la carne dare la vita? E come può la carne dare la salvezza, se la salvezza riguarda l'anima che è cosa dello spirito?

giovedì 3 marzo 2016

Credo e Religione

Cos’è la religione?
Ed il credo, cos’è?
Religione e credo sono forse fede?

La religione è dottrina, rito, preghiera insegnata, e... templi che delimitano un luogo sacro.
Il credo invece è il credere nella propria religione, dunque è credere nelle dottrine, nei riti, nelle preghiere insegnate e... che un luogo terreno sia sacro.

E la fede?

E’ forse dottrina?
Oppure, è rito?
O forse la fede è preghiera insegnata?
O forse invece è il frequentare un luogo sacro?
Voi stessi sapete ammettere che la fede non è nulla di tutto questo... perchè la fede è cosa riposta in qualcuno, verso qualcuno, e non in cose o verso cose... perchè verso le cose si ha fiducia, ma non la fede.
La fede è credere in qualcuno, e dunque non è credere in qualcosa.
E non è forse vero che la religione è una cosa? Se dunque è una cosa, non si può avere fede nella religione, quanto piuttosto avere fiducia nella religione che si considera giusta.
Ed avere fiducia significa credere, l’aver fiducia in una cosa significa credere in quella cosa...

Ma voi dite che si può credere in qualcuno, e che questo credere è fede.
E vi chiedo: credere e credo, sono la stessa cosa?
Il credo è il credere in qualcosa, mentre il credere in qualcuno, non è il credere in qualcosa, e dunque il credo ed il credere non sono la stessa cosa.
Il credo è infatti un pensiero, una ideologia, una convinzione, un ideale, una cultura, è un concetto, è un modello di vita, è una concezione, è una teoria ritenuta vera, è insomma... una dottrina.
Ecco! Credo e religione si fondono nel pensiero dottrinale, ma nulla hanno a che vedere con la fede, perchè un pensiero, una ideologia, una convinzione, un ideale, una cultura, un concetto, un modello di vita, una concezione, una teoria ritenuta vera... non sono e non identificano una persona.

Ma voi dite: “Un pensiero, una ideologia, una convinzione, un ideale, una cultura, un concetto, un modello di vita, una concezione, una teoria ritenuta vera... identificano una persona in cui credere ed in cui aver fede”.

Vi dico: “No Fratelli! Non sono un pensiero, una ideologia, una convinzione, un ideale, una cultura, un concetto, un modello di vita, una concezione, una teoria ritenuta vera... ad identificare una persona, quanto piuttosto è una certa persona che si identifica in un certo pensiero, in una ideologia, in una convinzione, in un ideale, in una cultura, in un concetto, in un modello di vita, in una concezione, in una teoria ritenuta vera...
Ecco! Nel credere in una persona che si identifica in un qualcosa, si ha fede in quella persona, mentre nel credere nelle cose che identificano una persona, si vive solo nel credo di una religione, senza la fede.

Voi siete in questo errore, che è l’inganno architettato dal maligno, e voi senza rendervene conto, lo servite parlando ed agendo a sostegno dell’inganno architettato, costruito e gestito dal maligno.

E del luogo sacro in cui credete, che dire?
Non è forse vero che siamo Tempio di Dio e che Dio è in noi?
Qual’è dunque il luogo più sacro tra i sacri?
Non è forse il prossimo vostro?
Ecco! Ogni religione in questo crolla, ogni credo in questo si smentisce, ogni dottrina è il nulla innanzi al sacro del prossimo vostro ed ogni preghiera dovrebbe essere per il prossimo vostro, ed ogni rito dovrebbe essere verso il prossimo vostro: il rito dell’Amore Fratelli! Quanto voi ignorate!

In verità vi dico, chi vive nella fede autentica, ha oltrepassato ogni credo ed ogni religione.
Ma voi delle mie parole vi scandalizzate.